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LA RICERCA DELLA FELICITA’

 

di Anna Laura Cannamela Embergher




 

 

Partiamo da un punto fondamentale: le Costellazioni familiari evidenziano legami profondi e spesso inconsci con il nostro albero genealogico.

Nella costituzione americana si parla del diritto di perseguire la propria felicità,“the pursuit of happines”;  sinceramente  questo  concetto mi piace molto e credo che tutti debbano poter essere felici, ma il voler essere felici spesso può avere delle controindicazioni: il sentirsi in colpa perché non si è in grado di esserlo.

Chi viene da me a lavorare in gruppo o in una sessione individuale spesso si sente realmente in colpa, in quanto vorrebbe essere felice, ma sente di non esserne in grado, di non esserne capace.

Soprattutto in ambito lavorativo le pressioni sono tante, entrano in gioco diversi fattori: voler guadagnare, volersi sentire stimati e riconosciuti , raggiungere il successo, …

 Dunque si vuole essere e diventare di più, ma la meta agognata in molti casi non si riesce a raggiungere: ti impegni tanto, ma non ottieni i risultati voluti; lavori fino a tardi in ufficio, ma il collega riceve la promozione al tuo nostro; fai centinaia di colloqui di lavoro, ma non sei mai scelto…

Dunque cosa succede? Perché c’è un freno a mano invisibile che non ti fa andare avanti? Sei veramente incapace o forse c’è qualcos’altro che si frappone tra te e “the pursuit of happines”?

 

Fai mente locale: in quello che vivi c’è qualcosa che tende sempre a ripetersi?

Ad esempio: sei una brava lavoratrice, ti impegni, sei seria e puntuale, ma in ogni posto di lavoro incontri un capo donna che senza ragioni entra in conflitto con te fino a renderti la vita lavorativa impossibile.

Oppure, ogni volta che devi accedere ad una promozione succede qualcosa che non ti permette di giungere al traguardo voluto; o ancora, subentri sempre in situazioni dove sostituisci un precedente individuo mandato via per mobbing e ti sembra di ereditare la sua situazione lavorativa.

Gli esempi possono essere davvero tanti.

Dunque una prima cosa da analizzare e se ci sono fattori ricorrenti.

 

Quello che posso dire data la mia esperienza è: tranquillo, non sei un incapace! Semplicemente c’è altro, o meglio ci sono altre motivazioni.

 

Ti racconto una storia:  viene da me in una sessione individuale una giovane donna, che chiameremo Lucia.

Lucia si è brillantemente laureata in scienze della comunicazione, durante la carriera universitaria più di un professore le ha prospettato un grande futuro visto le sue capacità, ma Lucia dopo la laurea si è sentita paralizzata, bloccata. Non riesce a sostenere colloqui e ora lavora come cameriera nel ristorante del fratello. Non è felice e si sente una fallita. Mentre mi racconta questo piange.

Mi chiedo qual è il problema. Ho di fronte a me una bella ragazza, spigliata e capace che però fa praticamente scena muta quando deve sostenere un colloquio.

Le chiedo come mai ha accettato di lavorare per il fratello, la risposta è: non avevo altra scelta.

A questo punto potrei dire “Tombola”.

La frase “Non avevo altra scelta” è illuminante.

Prima di passare alla mia analisi le chiedo di mostrarmi l’albero genealogico che le ho detto di fare e di portarmi, mi concentro inoltre su alcune tematiche e le chiedo “ Raccontami il percorso professionale di tuo padre e di tua madre” Risposta: “Mio padre è un idraulico e mia madre una casalinga. Mio padre ha sempre lavorato e mantenuto la famiglia e mia madre si è occupata di me e di mio fratello. Mio fratello ha finito le scuole medie e poi ha iniziato a fare il cameriere, adesso ha un ristorante con un socio. Io invece ho voluto studiare e per mantenermi all’università ho sempre fatto dei lavoretti per non gravare sulla famiglia

“E qual è il percorso lavorativo dei tuoi nonni”  Risposta: “Il nonno di mio padre è morto presto e la nonna ha dovuto fare molti lavori per mantenere i suoi figli: ha fatto la sarta, la cameriera, la donna delle pulizie; per lei è stata molto dura”.

Lucia porta come secondo nome il nome della nonna paterna e questo dal mio punto di vista rende la situazione sempre più evidente.

Ora ti chiedo, fino a che punto tutto questo può influenzare la vita di Lucia?

E aggiungo, in una famiglia con un vissuto di questo tempo, secondo te i nonni e i genitori non desiderano il meglio per la propria discendente?

La mia risposta è CERTO! Gli antenati desiderano il meglio per i discendenti, ma allora qui cosa succede?

A livello inconscio i componenti di una famiglia sono legati tra loro da affetto e spesso succede che un figlio o un nipote non riesca a sopportare di essere più felice o realizzato dei genitori e/o dei nonni.

Essere più felici vuol dire essere profondamente sleali, tradire chi è venuto prima, sentirsi dunque in colpa perché si è diversi.

Allora Lucia per non sentirsi diversa si boicotta, inoltre è la prima laureata del suo sistema familiare e se aggiungiamo che è anche donna, beh il quadro è abbastanza semplice.

 Lucia “non ha altra scelta”, non può essere più felice di sua nonna e dall’albero genealogico evinco che vi è un’idea del femminile molto sacrificata, poco in linea col diventare una donna in carriera.

Lucia si trova così a voler inconsciamente a dover rappresentare la “cameriera” per essere fedele all’albero.

Dopo questo primo incontro iniziale chiedo a Lucia di partecipare ad una costellazione di gruppo.

Lucia mette in scena la sua problematica; chiamo dei rappresentanti per lei, per i suoi genitori e per la nonna paterna. La rappresentante/Lucia inizia subito a piangere e non riesce a guardare i membri che ho posto davanti a lei, in particolare non riesce a guardare la rappresentante/nonna.   Creo un semicerchio in cui dispongo la nonna e i genitori e li pongo davanti alla rappresentante/Lucia. Faccio dire da questi, a turno, rivolti verso Lucia “Io sono grande e tu sei piccola, io do e tu ricevi. E quello che ti do e perché tu ne faccia qualcosa di grande e bello, anche in mio onore. Io  ti benedico e benedico tutto quello che farai, tutto quello che intraprenderai, ogni tua scelta, ogni tuo errore, tutto.  La tua felicità è anche la mia felicità”. 

Queste parole hanno un forte impatto sulla rappresentante/Lucia, in particolare le parole dette dalla rappresentante/nonna; la rappresentante/Lucia si avvicina al semicerchio e si inchina profondamente poi guardandoli dice “Grazie”. Gli antenati si avvicinano e l’abbracciano.

 

Ogni tanto Lucia mi scrive, adesso lavora felicemente come impiegata in una ditta farmaceutica e a volte aiuta ancora il fratello nel ristorante, ma lo fa con gioia e non per mancanza di scelta.

 

Questo ti fa vedere, caro amico che mi leggi, una cosa molto importante, qualcosa che devi sempre tenere a mente e che è la ragione profonda del mio lavoro come costellatrice: l’ostacolo è la fonte dell’energia per il futuro. Tienilo bene a mente, mi raccomando, perché questo ti può cambiare la vita.

 

Certo questo è solo uno dei tanti casi di costellazioni applicate all’ambito lavorativo, ma la modalità è sempre la stessa: i problemi nell’ambito di lavoro sono riflesso di problemi relativi al sistema familiare; mettere a posto il sistema familiare vuol dire mettere a posto anche problemi che si manifestano in altri settori.

 

Per concludere posso  dire che “the pursuit of happines”  sancito dai padri fondatori (e non a caso utilizzo questi termini), della costituzione americana, è realmente concretizzabile se si è in armonia con chi ci ha preceduto.

 

 

 
 
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