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 PINOCCHIO,
OVVERO QUANDO ARRIVA LA FATA TURCHINA
  
 Immagine di Giorgia Marzi

 
Uno dei momenti più straordinari di questa fiaba è il momento in cui Pinocchio si trova impiccato a testa in giù alla Quercia grande, è un momento di morte/non morte, è la dodicesima carta dei tarocchi, “L’appeso”.
  
La storia che si è svolta prima è stata strana: c’è un uomo sterile, Geppetto, che non potendo avere figli decide di costruire un burattino, Pinocchio; sfortunatamente il burattino è sempre in fuga, senza un posto, scappa dalla casa di un padre adottivo dove non c’è cibo, sempre nel perenne rischio di finire in prigione, si affida al Gatto e alla Volpe, rischia di morire. Un non-uomo affamato, incapace di trasformare gli stimoli che gli provengono dall’ambiente circostante in nutrimento per l’anima.
 
Ed eccolo appeso a testa in giù. Sembra tutto finito.
 
 Ma “L’appeso” dei tarocchi è simbolo di stravolgimento, è quando dobbiamo vedere tutto capovolto per dare senso alla realtà, è l’attimo prima della trasformazione. 
 
Ed ecco, appare la Grande Dea, la divinità femminile incarnata. La Fata dai capelli turchini, così simile ad una sirena, a Melusina, a una Donna che vive e lavora con l’elemento acqua.
 
Diversa da Geppetto e dal Grillo parlante, che più che dare consigli impongono limiti, imprigionano nella credenza , imbrigliano l’esistenza. Se si va fuori la strada tracciata, la retta via, si finisce in prigione.
 
 
La fatina è la Grande Dea, l’archetipo femminile , colei che può mostrare al non-uomo come diventare un Uomo: è la bambina morta che diventa Fata, la Donna che guarda dalla platea del circo, la Vecchia che porta l’acqua, la Dama che lo accoglie nella sua casa. Colei che gli manda la Visione della futura trasformazione.
 
 
Essa è la Sapienza, non sterile credenza, ma la Vita che impara dai suoi errori, è l’ambiente che si fa respirare e nel contempo ci respira.
 

Ed ecco, appare la Grande Dea, la divinità femminile incarnata. La Fata dai capelli turchini, così simile ad una sirena, a Melusina, a una Donna che vive e lavora con l’elemento acqua.
 

Non esiste una strada retta, semplicemente si impara dagli  errori e ci si trasforma tramite essi.
E’ una Madre amorevole e crudele, lo vizia e allo stesso momento lo obbliga a bere la medicina disgustosa, è duplice. Lascia sbagliare Pinocchio, gli permette di perdersi, di muoversi e di ritrovarsi. Geppetto non riesce a lascialo libero, non gli mostra come trasformarsi e divenire Uomo, e tutto questo non lo fa per cattiveria, semplicemente a sua volta non gli è stato insegnato. 
 
A Geppetto nessuna ha mai passato il potere maschile, quella conoscenza archetipa che connette ad una forza consapevole e attiva.
E allora deve arrivare la Fatina/Dea, essa è la chiave di volta, l’elemento che viene in aiuto del maschile, che mostra la strada e trasforma, che rigenera. 
Pinocchio ora è un Uomo, può tornare da Geppetto, si può finalmente voltare verso di lui e dire: “Adesso so come si fa”  e può finalmente insegnarlo ai nati dopo.
 
 
Biografia:
Babele, 24  (verso uno scambio comunicativo)
Rossana Dedola, Pinocchio e Collodi, Ed. Bruno Mondadori
Kasparovicius, le carte di Pinocchio
 
 
 
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