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IL DARE AVERE :
OVVERO  “SE VUOI VIVERE UNA VITA PIENA TI DEVI SPORCARE LE MANI”
(prima parte)

di  

Anna Laura Cannamela Embergher

  

 

Il DARE - AVERE è alla base della nostra esistenza, il costante equilibrio nel voler dare e nel dover ricevere  genera il raggiungimento di una compensazione: questo avviene quando chi riceve riesce a dare e chi dà riesce a ricevere.
Anche se sembra un meccanismo automatico implica però degli interessanti fattori:

PRIMO FATTORE: non sempre si vuole ricevere dagli altri, perché ricevere vuol dire sentirsi in obbligo di debito; si perde dunque la propria innocenza , si è obbligati verso il donatore e la libertà da questo vincolo si esprime in noi come dovere nel restituire. E’ più semplice non ricevere niente, in modo da non dover dare niente.

Questo tentativo, ci direbbe Hellinger e l’esperienza delle costellazioni familiari, di voler mantenere la propria innocenza ci porta però a non immergerci nella vita, la vita richiede impegno e partecipazione, chi rimane fuori dal gioco si autoesclude. Certo chi attua questa scelta si potrà sentire migliore degli altri, più puro o superiore, ma nello stesso tempo sarà profondamente vuoto ed insoddisfatto. Chi vuole essere innocente spesso diventa depresso, rifiuta in primo luogo il padre e la madre, essendo i primi che donano e in più non chiedono in cambio la vita che hanno dato, poi il rifiuto si estende anche agli altri rapporti. L’innocente si giustificherà dicendo che quello che gli viene offerto non è abbastanza, che chi gli sta donando è una persona pessima, che ha commesso degli errori imperdonabili, …

Insomma ogni giustificazione per non prendere è buona, ma il risultato è evidente: non prendere per non voler dare porta a un congelamento ed a un vuoto considerevole.

 Il freddo di questa immobilità potrebbe essere tranquillamente sciolto se si accettassero i propri  genitori così come sono,  prendendo tutto quello che ci possono offrire, cioè energia e felicità. Se io prendo i miei genitori, questo le costellazioni familiari ce lo mostrano chiaramente, posso prendere tutto quello che la Vita e il Mondo mi offrono, posso dare e ricevere in abbondanza, posso amare ed essere amato, posso sentirmi “al caldo”.

Ma andiamo avanti nel parlare di dare – avere:

SECONDO FATTORE:  Hellinger la chiama la “Sindrome del benefattore”, cioè nel voler dare più di quello che si è ricevuto.

Ora questo lo possono fare solo due categorie: i genitori verso i figli e gli insegnanti verso i propri alunni .*

Tutti gli altri, se adottano questa forma di pensiero: “Meglio che ti senta obbligato tu, piuttosto che sentirmi in debito io”, creano un forte squilibrio nelle relazioni.

Chi preferisce solo dare e non ricevere si vuole sentire superiore, vuole mantenere la sua innocenza  facendo sentire gli altri in debito; evidentemente è una superiorità di breve durata, perché il debitore troverà  un modo per ricompensare e riequilibrare.

 Ma il “benefattore” accetterà di mala voglia o non accetterà proprio il riequilibrio; questo cosa comporterà? Semplice, le persone si allontaneranno o si arrabbieranno con colui che non vuol ricevere.

Il “benefattore” sarà allora solo e vedrà tutti come degli ingrati.

Ma allora come si può fare?

Attuando un TERZO  FATTORE:  il terzo fattore risiede nello scambio, nel ricevere e nel dare, nel fare equivalere le forze. Bert Hellinger ci dice che lo scambio ci dà “una felicità non regalata, ma costruita” (personalmente trovo questa frase alla base della Vita stessa), ecco dunque un buon modo per sentirsi innocenti: alla fine di questa costruzione posso realmente sentirmi  libero e felice, in pace.

QUARTO FATTORE: il quarto fattore è il mio preferito.

L’ultima possibilità di compensazione è il ringraziare.

Spesso dire GRAZIE è l’unica possibilità che ha chi riceve per compensare, ad esempio un malato grave che viene sostenuto da chi gli è vicino, un portatore di handicap, un moribondo, un uomo/donna di fronte agli avvenimenti della propria Vita e del proprio Destino, talvolta, anche un amante.

Grazie è una parola carica di profondi e straordinari significati, chi dice GRAZIE ci parla in questo modo: “Quello che mi dai me lo dai indipendentemente dal fatto che io lo possa ricambiare, e io lo accetto come un regalo”.

Chi riceve questo GRAZIE risponde “Il tuo amore e la tua gratitudine sono per me più preziosi di tutto quanto tu possa fare a mio favore”.

Spesso mi trovo a consigliare alle persone che mi contattano o che vengono in un mio seminario  di costellazioni familiari di fare un esperimento: di dire GRAZIE a tutto, di dire GRAZIE alla Vita, alla malattia, al dolore, alla fortuna …

Molte volte quando ci capita qualcosa di bello abbiamo ancora più paura a dire GRAZIE,  ci sentiamo come in colpa o in pericolo e pensiamo che la nostra fortuna o felicità potrà suscitare l’invidia degli altri. Hellinger ci dice che viviamo la fortuna come una trasgressione ad un tabù, come l’accettazione di un pericolo.

Certo è che accettare la fortuna o la felicità necessita di umiltà e coraggio, un buon modo per compensare e attutire la paura è dire GRAZIE.

DARE – AVERE è un equilibrio dinamico, sentirsi colpevoli (in obbligo) o innocenti (in pretesa e sollievo) è anch’esso un equilibrio dinamico; l’importante è sapere che esiste una COLPA BUONA  e un’ INNOCENZA BUONA , sono loro che ci fanno proseguire lungo il nostro cammino: una ci insegna a cadere e l’altra a rialzarci, una è coraggio e l’altra saggezza.

Entrambe ci permettono di sentirci a posto, nel giusto posto.

 


* Essere genitori o insegnanti determina un diverso tipo di compensazione: io alunno non posso ricompensare totalmente o pienamente il mio insegnante, ma passerò ai miei figli o alla generazione successiva quello che ho ricevuto; lo stesso vale per i figli, passeranno ai loro figli e alla generazione successiva  quello che hanno ricevuto dai loro genitori. In questi due casi ci si può liberare dall’obbligo di quanto abbiamo ricevuto trasmettendo agli altri, ai nati dopo.



Bibliografia:
L’amore dello Spirito, Bert Hellinger, ed. Nuovi Orizzonti

 

 

 
 
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